La Moresca di Paganico Sabino

LA MORESCA E I SUOI SIGNIFICATI

Con il termine Moresca si suole generalmente indicare una danza armata di carattere drammatico richiamante la lotta tra Cristiani e Turchi. Come qualsiasi altra forma d’arte, essa ha subito col tempo le sue deformazioni, ma porta tuttora nel suo nome, rimasto invariato per secoli il crisma indelebile del suo atto battesimale. La Moresca è il ballo tipico dei Mori, in quanto la loro presenza costituisce l’elemento essenziale per la sua diffusione; essi vi figurano in contrasto d’armi con i guerrieri Cristiani che riescono sempre vincitori dallo scontro. Circoscritto il suo contenuto se ne individua implicitamente l’origine: anche se è difficile affermare quando sia nata questa rappresentazione molto diffusa in molte aree europee, essa non può essere sorta prima del fatto reale e cioè il conflitto fra Saraceni e Cristiani. Gli studiosi non lo fanno risalire a periodo di tempo anteriore al secolo IX.
Ma con la stessa chiarezza dobbiamo dire che danze armate, in cui figuravano duelli aventi come elemento i riti agresti primaverili, preesistevano alla lotta tra la Croce e la Mezzaluna. Ecco il motivo per cui si ritiene che la Moresca rappresenti la storicizzazione di una precedente danza armata dei riti primaverili e che i Mori fossero in realtà démoni. Pertanto questa danza, che è lotta fra due entità contrapposte, è mascheramento, rivalutazione di un antico rituale di fertilità ma è anche memoria del terrore per le scorribande dei saraceni.

DIFFUSIONE DELLA MORESCA

Essa sopravvive in molte regioni d’Italia ma in forme diverse, che riflettono le varie fasi che ha attraversato e rappresentato. Prevale ovviamente lo scontro armato ed il motivo agonistico, ma alcune volte compare l’elemento nuziale che può anche confondersi con la lotta, dando vita a forme composite. Molti autori hanno tentato di dare un’organizzazione alle danze armate in Italia. Un primo tentativo di ripartizione delle stesse in Italia è stato condotto nel 1942 da B.M. Galanti che le distingue in tre gruppi: danze a sfondo storico, danze a contenuto religioso, danze a carattere vario. Nel 1955 Toschi propone una nuova riorganizzazione e suddivide le danze armate in quattro gruppi: danze di carattere arcaico e agreste, danze di morte e resurrezione, danze del contrasto per la mano della sposa, danze sulla lotta fra Mori e Cristiani. Ma in questi ultimi decenni gli specialisti si sono orientati nel proporre una distinzione fra tre tipi di danze che guardano soprattutto l’aspetto coreutico: Moresche, danze a catena e danze frontali.
Al di là di queste ripartizioni occorre sottolineare che la presenza della Moresca non è limitata solo all’Italia, ma abbraccia molti paesi europei e non è detto che essa non sia venuta dal di fuori per poi radicarsi nella nostra società ed assumere caratteri particolari. La Moresca si afferma tenace e duratura, sin quasi ad arrivare ai nostri giorni, nelle isole; esse furono infatti le prime ad essere esposte agli sbarchi delle orde saracene. In Sicilia rimane di essa qualche ricordo che non va oltre l’800. Il Salomone-Marino così ci parla della mascherata denominata “Murisca: Antica e sempre viva tra i contadini….è composta di due schiere di guerrieri, che indossano l’uno la corazza e l’elemo, l’altra le ampie brache e il turbante con maschera nera”.
Oggi ne troviamo traccia all’interno dei Maggi nell’appennino Emiliano, in Dalmazia, nel Lazio meridionale e in Piemonte. L’isola della Corsica ci offre ulteriore materiale inerente la Moresca. Le sue origini risalgono al IX secolo. Essa si componeva di 160 attori divisi in due schiere raffiguranti l’esercito Saraceno e quello Cristiano che marciano l’uno contro l’altro. Altamente avvincente e drammatica è la Moresca adriatica, quella che si ballava nell’isola di Curzola e Spalato; ad essi l’avrebbero insegnata i marinai Liguri i quali, a loro volta, l’avrebbero derivata dai Saraceni. Si fronteggiano 24 guerrieri che avanzano preceduti da alfieri con i loro vessilli. Anche a Malta non potevano mancare ricordi di imprese Crociate contro i Mussulmani. Le danze di Venaus, Giaglione di San Giorio, di Susa e Fenestrelle (in Piemonte) mantengono elementi sia della Moresca, sia della danze a catena.

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La Moresca di Paganico Sabino

LA MORESCA E LE SUE VARIE EVOLUZIONI NELLA STORIA

Le testimonianze evidenziano come la Moresca si proietti in due diverse dimensioni: nella sua forma di lotta armata tra Turchi e Cristiani che possiamo definire Primaria, in cui rimane in ambiente popolare e si inserisce nel contesto carnevalesco.

Contemporaneamente ascende ad una forma “colta” e, come tale si inserirà nelle feste cortigiane. In quest’ultimo ambiente la Moresca finirà con l’arricchire le coreografie di molti spettacoli allontanandosi in maniera irrimediabile dalla sua forma primaria di lotta armata. Nel Corso dei secoli la Moresca subì innumerevoli trasformazioni in conseguenza del suo stesso rigoglioso sviluppo. Essa raggiunge il vertice della sua fioritura tra il XV e il XVI secolo. Ipotecata dai ceti più elevati e dalle corti, diventa in Italia la danza di moda: si trasforma in balletto e si spoglia definitivamente di tutto il suo contenuto tradizionale per avviarsi verso un arido tecnicismo coreutico. Nel XIX secolo la Moresca va progressivamente scomparendo anche dalle classi sociali subalterne e per quanto riguarda la Sabina è presente solo in due centri: Contigliano e Paganico Sabino, nei quali rimase in vita rispettivamente fino alla grande Guerra e poco dopo la fine del secondo conflitto Mondiale. Tutte e due le Moresche hanno origini remote ricollegabili alle scorribande dei Saraceni in Sabina tra l’876 e il 916 quando la nostra regione fu oggetto di morti e distruzioni. I due cerimoniali mostrano una struttura elementare in cui compaiono turchi e cristiani. Il rituale, più che una drammatizzazione di un avvenimento storico, mette in risalto la superiorità culturale del mondo cattolico.

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LA MORESCA A PAGANICO AI PRIMI DEL ‘700

Al momento, non si hanno documenti che attestino quando sia stata rappresentata per la prima volta, come pure ne ignoriamo la genesi. Dagli informatori e dalle testimonianze della gente sappiamo come anche i loro nonni fossero stati attivi animatori del ballo figurato ai primi del novecento. È la conferma di come la Moresca di Paganico abbia un’antica e consolidata tradizione e nella sua dimensione storicizzata un punto di riferimento può essere dato dalle varie battaglie combattute dai Sabini contro i Saraceni. Alcuni studi recenti, alla luce di ritrovamenti casuali effettuati presso Archivi Storici Comunali, rilevano tracce della sua presenza spostando indietro e di molto le lancette della storia e, grazie a prove documentali inconfutabili, collocano altresì le prime rappresentazioni della Moresca di Paganico addirittura ai primi decenni del 1700. Mi riferisco alla recente acquisizione di antichi documenti, rinvenuti nell’Archivio Storico Comunale di Collalto Sabino datati 1736 e 1743. In uno di essi si legge: dal “Libro dei Consigli di Collalto 1724/1747” 12 febbraio 1743: “Fu radunato il pubblico Conseglio avanti dell’ Sig.re Carmelengo, intimato da q.sto pubblico Balio Gregorio di Felice dove intervennero li infrascritti Consiglieri (omissis) fu risoluto alle Sign.rie Loro come avendo ricevuta lettera Carnevalesca, dall’ Sig.re di Carnevale di Paganico, per venire a fare balli e moresche e altri giochi, onde a chi pare piace. Chi vole accettare detta mascherata la palla Bianca e chi no metta la palla Negra (omissis)”.

Tale documento è per noi molto importante, infatti ci fornisce una molteplicità d’informazioni preziose: attraverso la data del 12 febbraio 1743 si ha conferma che questa danza armata fosse realmente rappresentata nel periodo di Carnevale e per la prima volta si ha notizia della Moresca di Paganico Sabino. Invece, nel documento, quello relativo al 1736, si parla di spese relative al periodo carnascialesco, il che fa supporre che nel contesto fossero comprese le rappresentazioni moresche; tale ipotesi è sostenuta dal confronto tra i due documenti, che fanno intuire una consolidata tradi- zione che associava, nel periodo di carnevale, balli, moresche e altri giochi.
Si comprende così che la comunità di Paganico già da diversi anni usava portare a Collalto, capoluogo baronale, le sue danze, tra cui anche quella Moresca, per rendere omaggio al Governatore generale e che tale consuetudine, fosse addirittura antecedente al 1736. Invece nel 1743 la richiesta di fare “danze, balli e moresche”, non venne esaudita ma questa usanza si protrasse sicuramente nel tempo. La compagnia carnevalesca, allietata da canti e giocolieri percorreva in maschera una mulattiera che congiungeva il nostro paese a Collegiove e poi a Collalto.

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La Moresca di Paganico Sabino

LA MORESCA TRA LE DUE GUERRE

“Io me récordo la prima vòta che Fulgenzio era reggina…” Così raccontava Lucia Cavallari a proposito di una Moresca a cui aveva assistito e che possiamo collocare con buona approssimazione attorno agli anni ‘30. Come nell’antica tradizione teatrale alle donne era vietato calcare le scene, pertanto le parti femminili venivano affidate a baldi giovani dalle delicate fattezze.
Di quegli anni a cavallo tra le due guerre conosciamo i nomi di alcuni animatori molto attivi: Alemanno Di Clemente nella parte del Capitano Cristiano, Attilio Spagnoli in quella dell’Ambasciatore. La Moresca assume il carattere di una vera e propria drammatizzazione, all’interno della quale si fronteggiano cristiani e turchi. Assistiamo ad un predominio del testo sulla danza e sostanzialmente i versi non differiscono molto da quelli in nostro possesso. La piazza si conferma ancora una volta crocevia e centro delle relazioni interpersonali; in questo luogo avviene l’incontro/scontro tra i due schieramenti e tutti debbono avere la possibilità di vedere. L’ambasciatore a cavallo raggiunge la piazza ove si trova la Corte e, partendo dalla Villa Castellini, precede le schiere turche mentre i cristiani si muovono scendendo le scale che provengono dalla chiesa della Madonna. I cristiani erano tutti vestiti di bianco e i turchi di rosso.

LA MORESCA DEL 1956

“In questa versione il finale viene integrato con l’aggiunta di otto versi e di un nuovo personaggio: la Damigella. Inoltre il Re viene chiamato Maggiordomo oppure Signore. A differenza di quella di Contigliano, era una vera e propria drammatizzazione; la parte dialogata svolgeva una funzione predominante sulla danza vera e propria, anche se quest’ultima non è mai scomparsa del tutto. Di essa non si hanno documenti che attestino quando sia stata fatta per la prima volta. I cristiani erano sempre vestiti di bianco, i turchi di rosso. La cerimonia che aveva luogo nel periodo di carnevale, presentava uno svolgimento drammaticamente complesso. Un “forte” significato spettava all’Ambasciatore. Questi era il primo ad entrare in scena per annunciare alla Regina “l’invasione del suo regno da parte del Gran Sultano con il suo poderoso esercito” e, ad illustrare con tinte fosche la drammaticità della situazione. Tutta l’impostazione scenografica e dei dialoghi si gioca su due livelli: c’è un primo contrasto esclusivamente dialettico, scendono in lizza inizialmente i due Capitani poi il resto della truppa che minaccia l’avversario con la parola cercando d’impressionarlo con l’eloquio; solo successivamente avviene un brevissimo scontro fisico.

ANNO 2008: RIVIVE LA MORESCA

Dopo più di cinquant’anni, nel dicembre del 2008 viene nuovamente rappresentata la Moresca. Per quanti assistettero all’ultima rappresentazione, per le persone ancora viventi che vi recitarono e per noi tutti che ne abbiamo solo sentito parlare, un’emozione profondissima e nessuno potrà mai dimenticare questa giornata così ricca di significati.

In relazione alle edizioni precedenti si è ritenuto opportuno affidare le parti femminili relative alla regina e alle sei damigelle danzanti, a delle ragazze. Il testo invece è rimasto invariato rispetto a quello pazientemente raccolto dalle memorie di chi ricordava con l’eccezione degli ultimi otto versi che sono stati eliminati.

È stato inserito il personaggio del narratore che chiude la rappresentazione con queste parole: “In origine, la Moresca di Paganico Sabino terminava in questo preciso momento, con la sconfitta dei Saraceni e la loro conversione al Cristianesimo.

Riteniamo invece che questa conclusione anacronistica e di parte, non sia più condivisibile”. Dal 2008 ad oggi ci sono state altre rievocazioni storiche della Moresca, tutte sono state impor- tanti, ciascun evento è servito a fare aggregazione in un momento storico in cui gli appuntamenti socializzanti erano sempre più rarefatti e nel contempo si è rafforzata la tradizione. Il continuo risorgere in contesti diversi, unito al ricordo dei vecchi ed ad una presenza “intima” nelle persone, ha di fatto impedito che la Moresca scomparisse.

Forse non più la stessa, ma anche se ferita e a volte lacerata, questa piccola comunità l’ha custodita gelosamente ed ora è qui, non più solamente nelle nostre coscienze ma fisicamente e per sempre.